L’inchiesta

Il caso Diciotti…È razzismo!!!

Benvenuto/a nella rubrica ideata da BlogConnection Agency, dedicata all’inchiesta che ha come valore quello di unire una lettura con una chiave interpretativa, senza perdere di mira il nostro motto principale “La digitalizzazione non è smartphone”. Un modo questo, per usare le chiavi del giornalismo come puro mezzo di correlazione tra lettura e pensiero. Inchieste a cura della redazione di BC Agency con la visione della Responsabile Giornalistica Michela Zanarella.
 
 
 
Il caso della nave “Diciotti”, ha sensibilizzato e non poco l’opinione pubblica.
Ma come si veste questa sensibilizzazione nell’era dei social e della libera comunicazione digitale?
Come tutti, in questi giorni, ho seguito la vicenda che ha riguardato la nave lasciata ferma a Catania, e ho tratto le mie personalissime conclusioni, che non voglio tenere per me, ma desidero mostrarti il mio pensiero. Sono consapevole che molti lettori si rivedranno tra le righe di questo post, molti invece ignoreranno la sua esistenza, e molti inizieranno a scrivere in modo colorito contro l’autore di queste semplici parole. Qualcuno mi accuserà di essere di sinistra e di vedere con gli occhi dell’ideali, ma credo che in una tale situazione, non ci possano essere occhi e idee di sinistra o occhi e idee di destra, anche perché, queste ideologie prettamente dette, sono ormai superate.
  • La vicenda: La nave “Diciotti”, con 177 emigranti a bordo, è rimasta ferma nelle acque vicino Catania, senza poter ormeggiare al porto per cause ancora tutte da chiarire.  La Guardia Costiera di Lampedusa, li ha scortati sino all’Italia, e i presenti, hanno raccontato di essere stati indirizzati verso l’Italia dai maltesi. Ma giunti in Italia, l’occhio dello Stato ha regnato su di essi, fermando il possibile arrivo nel suolo italiano.  La vicenda ha preso risalto non solo tra gli organi di stampa italiani, ma anche europeisti e internazionali. Un caso che ha sconvolto, e non poco l’opinione pubblica.
I social: 
In un momento così drammatico, l’opinione benché sconvolta, ha utilizzato i mezzi di comunicazione sociale per far conoscere la propria espressione. Tramite i social, hanno scritto, ponendosi il problema, dal punto di vista etico e morale, considerando se l’azione preposta era da considerare esatta o in egual misura inopportuna. Si sono dibattuti nell’argomentazione a suon di “hasthag” e a suon di opinioni. Aggiungendo reazioni e like su i vari post che venivano caricati sui social, coalizzandosi da una parte o dell’altra. C’era chi sosteneva che dovevano essere spediti al mittente e chi invece guardava tra le tante storie che possono distinguere 177 persone a bordo di una nave, insomma, era più propenso a far attaccare quest’ultima al porto. Il tutto candido, da un misto tra sgomento e approvazione di un gesto, e qui ripeto, inspiegabile. Questi post se da un lato hanno sensibilizzato l’opinione pubblica, avvicinandola a un problema che va al di là dei nostri occhi, ha anche aumentano l’antisemitismo e l’odio razziale, verso colui che è diverso, e verso colui che giunge da un altro continente.
Nel contesto qui spiegato, i famosi “fenomeni da tastiera”, hanno compiuto il loro atto più bello. Esempi di come la società si sia evoluta, malgrado le divergenze contro chi ha un colore diverso da un altro.
Ecco l’aspetto che andremo ad analizzare:
A volte, si prendono delle linee guida senza tener conto di ciò che si sta realizzando e facendo. In questo mondo contemporaneo, dove il benessere e gli interessi non sono  più di un solo singolo individuo, ma di un’intera collettività, e disertano così l’unione e il rispetto tra se stessi e gli altri. Da quando il mondo si muove per via dell’enunciato, della parola, dell’espressione “interesse“, tutto è completamente cambiato e disposto in maniera diversa. Una mia vecchia espressione, inserita anche in un saggio, pubblicato nel 2011, diceva: “L’interesse è l’arche’ dell’inconciepibile umano“. Che cosa vuol dire questa espressione?

Te lo spiego… ti rubo pochi istanti… 

La crescita evolutiva della nostra specie, ci ha portati a totalizzare elementi che sino a qualche decennio addietro erano tecnicamente impossibili da pensare ed immaginare. Ci siamo legati sempre più a tecnologie che un tempo rappresentavano, la forza, la crescita, la tenacia di una popolazione, mentre oggi, rappresentano tutto sommato il buono e il cattivo tempo. Rappresentano anche la deriva del pensiero dell’uomo e la perdita della sensibilità verso il bene di se stesso e di una collettività. E come se stessimo giocando al famoso gioco della dama, e nella chiarezza d’informazioni sul gioco, e nelle regole in esso espresse, troviamo la pedina di scambio per proseguire. Ci, concedetemi l’assurdità del termine, “azzanniamo” sui social, dibattendo con opinioni che possono essere ovviamente “meramente probabili” e per questo non appartenenti ad assolute verità. Ma con l’era dei social, ognuno, grazie a un account facile da costruire e facile da gestire, descrive le proprie sensazioni all’interno di un post per tanti motivi che andremo adesso ad analizzare. Lo fa per molti aspetti, ed uno di questi può essere quello che vuol far vedere che le sue idee sono riconosciute e sono certamente importanti. Lo fa anche perché vede che scrivendo un post, ottiene qui e là dei like che gli fanno aumentare la voglia di continuare a descrivere le proprie emozioni. 

La nave “Diciotti”, vista nell’era della digital comunication:

Purtroppo ancora una volta, i volti di 177 persone su una nave, in attesa di approdo sulla terra ferma, non hanno dato vita ad accendere la sensibilità delle persone verso un problema che va al di là dei nostri occhi e dei nostri mari. Un fenomeno questo che è ormai definito un atto da contendere tra praticanti delle fazioni di destra e quelli praticanti le sezioni di sinistra che cercano in egual misura di delegittimare l’altro. Lo fanno lanciando, a partire dai presunti politici di oggi, che chiamarli tali è una “bestemmia”, dichiarazioni di assoluta propaganda elettorale cercando di riprendersi l’elettorato o addirittura per prendersi qualche manciata in più di voti. Dichiarazioni che alimentano l’antisemitismo razziale, che in Italia e nel mondo non si è mai perso, c’è sempre stato, e non lo scopriamo oggi, e ci sarà sempre, finché l’uomo sarà accecato, o fino a quando saremo accecati dagli interessi.  E credete che non lo sanno che con le loro dichiarazioni alimentano il fuoco del consenso all’interno della popolazione? Lo sanno benissimo.  

La gente comune, invece, si schiera a favore di queste dichiarazioni non curandosi delle parole che ci sono in esse. In un mondo così evoluto, essere ancora vittime di enunciati razziali, essere vittime di razzismo, perché si è diversi, è ripugnante. Non ci sono altre parole per descriverlo. E’ ripugnante vedere, in un modo così intelligente e così legato allo share o al gradimento della tecnologia, uomini che si dicono parole non troppe eleganti, ed è verosimilmente orribile, lasciare questi uomini, queste persone, con donne e bambini a bordo, ferme a mare solo per fare un capriccio al governo centrale europeo. Lo trovo scandaloso e nettamente contro ogni logica umana. 
Quelle 177 persone, che ora per fortuna, hanno potuto toccare terra, portano con loro una storia, un’immagine, una sofferenza e la voglia di provare quella libertà che noi sbeffeggiamo scrivendo cavolate sui social, ma che loro vorrebbero tutti i giorni per cibarsi solo del profumo che questa parola offre. Dobbiamo negarli anche il diritto di sentirsi Liberi? Ma scusate a noi dopo gli anni del ventennio fascista, e parlo in Italia, non ci hanno regalato la libertà pagando anche un caro prezzo, in termini di uomini? Non vi hanno, e lo dico a voi, cari lettori, e cari fenomeni della tastiera digitale, e del tweet facile, regalato la libertà di poter scrivere le vostre fandonie sui social? 

Chi siamo noi per negare la legittima libertà a terze persone, avendo anche noi subito un periodo oserei dire nero della nostra storia. Certo, mi rendo conto che il problema è abbastanza serio, e che ci sia un giro d’affari allucinante dietro a chi ha bisogno di un pezzo di pane, ma chiedete a uno dei vostri parenti, com’è stato negli anni 50, 60, 70, partire dall’Italia all’Estero in cerca di fortuna, chiedete a chi ha cercato fortuna al nord, partendo dal sud…chiedete!! Atteggiamenti che ancora oggi si vedono ed è una vera vergogna.

Noi dobbiamo, e non è umanamente pensabile 
usare degli uomini che sicuramente non sono dei santi, come obiettivo delle proprie insofferenze. Certo, non tutti sono bravi, come del resto noi italiani, non è che siamo i paladini della innocenza, o mi sbaglio? E’ facile pensare che siano loro il male della nostra bassezza culturale, sociale ed economica. In realtà, siamo noi stessi che abbiamo portato le nostre terre al baratro, perché l’italiano medio è colui che non si può accontentare di ciò che ha, ma deve avere ciò che il vicino possiede, e forse anche di più di quest’ultimo. Un sentimento che viene insegnato anche ai bambini, che sono lo specchio dei genitori e della società e riflettono l’ambiente che si presenta ai loro occhi.  

E SE FOSSERO STATI TUTTI ITALIANI MA DI COLORE MULATTO COME AVREMMO REAGITO?
No qui il discorso cambia. Esempio banale e il tifo per le proprie squadre di calcio, dove colui che arriva ed ha una carnagione diversa è subito considerato un fenomeno al cospetto di quello italiano, che paga dazio. Osanniamo personaggi televisivi, calciatori, cantanti, di colore diverso dal nostro, e poi quando si presenta un problema di carattere umanitario, ci tiriamo indietro!!
Tutto ciò è veramente incredibile che accada nel mondo attuale, che dovrebbe essere all’apice della sua forza morale ed etica, ma si sa fin quando cercheremo di fare discorsi moralistici, o discorsi legati all’etica, i nostri atteggiamenti avranno sempre la maschera della menzogna. Come disse il filosofo F. Nieztshe: “Ogni atteggiamento morale, è una menzogna”.

Finché ci nasconderemo dietro a questi atteggiamenti, saremo condannati a rimanere inermi e immobili come il “milite ignoto”, e non potranno mai beneficiare di quella evoluzione che in realtà stiamo cercando con tenacia e forza.

 

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