L’inchiesta

Il linguaggio del digital…

Il linguaggio del digital, nell’era contemporanea.
Il vincitore di #sanremo69 preso a bersaglio sui social!

I social, a volte, si popolano di personaggi vittime delle loro stesse tastiere, e questi scrivono, scrivono, scrivono, senza neanche leggere i contenuti dei loro messaggi, ma lo fanno solo per il gusto di commentare un evento di “tendenza”, un evento “topic”, un evento che è sulla bocca di tutti. Ed allora, non abbiamo più bisogno delle piazze, ne delle “Piazze del Popolo”, per riuscire a trovare sillogismi preda di luoghi comuni e ne servirebbe, ai giorni nostri, entrare nei bar per sentire quei classici discorsi che si sentivano un tempo. A oggi, basta fare un giro nelle “stories” di Instagram, nei post di Facebook, o nei tweet di Twitter, per comprendere che tira un’aria diversa e si respira un concetto diverso.
Un evento popolare, che entra nell’incipit della giornata di tutti noi, diventa così in qualche modo “virale”, ossia accessibile a tutti, ed ognuno trasmette la propria sensazione tramite un post sui social, quasi anche per cercare una conferma da chi lo segue o da chi potrebbe essere interessato al suo dire. Tutti hanno quasi l’esigenza di sentirsi in qualche modo seguiti e quindi importanti. A oggi vale di più un like, una reazione, un commento, su un post pubblicato che un confronto diretto sul tema.

Perché scriviamo questo?
Facciamo questa riflessione, dopo le vicende che i media locali e nazionali hanno portato ai nostri occhi, grazie alla serata conclusiva del Festival della Canzone Italiana, giunto alla 69° edizione, ed anche quest’anno c’era Claudio Baglioni come Direttore Artistico, accompagnato dal Claudio Bisio (e ci verrebbe da dire: Claudio Bisio che simpatico umorista!), e Virginia Raffaele (nei panni della show girl e non della grandissime imitatrice). Ci riferiamo alla vincita del cantante Mahmood, con la canzone “Soldi”.
Vicenda che non commentava la vincita di un cantante emergente che piazza il doppio colpo in una sola stagione, di vincere l’edizione di Sanremo Giovani e il Festival, ma si commentava la provenienza d’origine del cantante, e si facevano dichiarazione sibilline in merito a quell’affermazione o quell’altra. In tutto questo, navigano a meraviglia i famigerati, i famosi, “Haters”, che aspettano ansiosi di commentare un qualcosa e trovano sempre l’occasione per poterlo fare.
Certo a una singola persona non può piacere il genere musicali di Mahmood, gli può non piacere il testo della sua “hit”, che tra l’altro ha un segno tangente del vissuto del ragazzo e la musica gli ha dato, si può dire, la forza di uscire da un labirinto di pensieri. Può non piacere, il ritmo della canzone, e via di scorrendo..ma da qui descrivere il ragazzo come se fosse un mostro solo perché le sue origini non sono italiane, pur essendo nato come da lui stesso dichiarato, in Italia, è accettabile solo grazie a quell’uso improprio che si fa giornalmente dei social in generale.

Ma perché parliamo del linguaggio del digital nell’era contemporanea?

Il linguaggio comunicativo grazie all’uso dei social network più diffusi e cambiamento radicalmente e il mondo contemporaneo sta vivendo giornalmente questa evoluzione e queste modifiche. Nel gergo comune, ormai sono entrati termini come “selfie”, like, post, social, influencer, haters, ecc.. che scaturiscono assieme alle reazioni e all’emoticon il cambiamento repentino del mondo. Parole che non rappresentano soltanto una ferma e chiara radice “anglosassone”, ma anche un nuovo modo di rapportarsi con il mondo.
Ciò a contribuito a creare delle reazioni a catene, dove i social network, non sono per nulla usati per i motivi o le “mission” che i fondatori si sono preposti, ma camminano con interazioni e metodi di linguaggio completamente diversi dalla vita reale. E i loro stessi fondatori non sono in grado nonostante mille dichiarazioni, di riuscire a fare un netto controllo di questi contenuti. Infatti è una notizia nota che gli stessi sviluppatori di Twitter, hanno ammesso che non sono stati in grado di controllare gli episodi di “cyber bullismo”, ammettendo così le proprie colpe e domani anche noi di BC Agency, daremo questa notizia sulla nostra pagina ufficiale.
Il linguaggio nell’era attuale si è modificato, visto anche il momento che si sta vivendo ed ha contributo soprattutto a fermentare quegli episodi di assoluta cattiveria gratuita grazie all’uso di una tastiera o di un dispositivo mobile. Insulti, parolacce, dichiarazioni antisemite, dichiarazioni per l’unità del paese, in contesti che poco c’entrano con ciò che li circonda, e restano così solo semplici dichiarazioni.

Cattiveria che anche uscita tra i topic trand della settimana per il caso sopra citato, del vincitore della 69° edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo. Addirittura in sala stampa, lo stesso cantante, non ha dovuto rispondere a domande sul suo brano, sull’influenze sullo stesso, ma sulla sua provenienza. Tutto ciò ci dovrebbe far riflettere. Non si può risolvere il tutto, facendo domande di questa portata. Queste domande, non fanno altro che aumentare la non tolleranza che in Italia è in una crescita oseremmo dire “costante”, e il mondo legati ai mass media non fa altro che aumentare questo sentimento.
Purtroppo non abbiamo imparato dalla storia ad accettare il diverso, e non saremmo mai in grado di farlo, ma certamente sappiamo schierarci dietro una maschera e dietro una tastiera per raccontare una vita che non ci rappresenta, e una vita che non appartiene a noi stessi. E grazie all’uso improprio che si fa dei social, tutto ciò diventa pressoché inesistente.

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