L’inchiesta

L’8 marzo. Che cosa si festeggia.

L’8 marzo. Che cosa si festeggia.

 Risponderò a queste semplici domande per darti una chiave di lettura che miri alla comprensione del fenomeno qui preso a specie.

Breve riflessione Personale:

L’8 marzo è da sempre associato al termine femminismo. Il più delle volte, però si pensa a tale fenomeno non solo dal punto di vista di un bene supremo e legittimo per ogni collettività, ma anche come malessere della stessa collettività. Racchiude, infatti, sia il buono e sia il cattivo tempo del termine. Tale termine emana sia i suoi valori positivi e sia i suoi quelli negativi. Ma andiamo a rispondere alle domande citate sopra per dare una netta comprensione del tutto.

Che cosa si festeggia?

L’8 marzo è ormai noto come la “Giornata Internazionale della Donna”. La giornata fu istituita in modo che ricordasse sia le conquiste socio-civili condotte dalle “donne” e sia quelli riguardanti la politica, l’economia e ecc.. E anche, elemento che è forse il più importante di tutti, come emblema contro la discriminazione sulle donne e contro la violenza esercitata su di esse.

Storia dell’8 marzo:

La Storia dell’8 marzo vede che la giornata fu istituita per la prima volta negli “Usa” durante il 1908. Nel 1911 fu la volta di tutta l’ Europa. Nel 1922 fu la volta dell’Italia.

 Sempre negli “Usa” c’è stato quello che può essere considerato il primo “Woman’sDay” durante il periodo che va dal 1908 al 1909. Fu avviato il tutto dal “Partito Socialista Americano”.  Apparì il partito che in tale occasione  organizzò una manifestazione in onore del suffragio universale anche per le donne, per dare loro il diritto al “voto”. In Italia, ad esempio, si votò solo nel 1946 con il suffragio universale esteso anche alle donne. Infatti, sino ad allora, votavano solo gli uomini di maggiore età sia che provenivano all’alta borghesia  e sia che provenivano dalla plebe. Dal 1861 al 1910, ossia, dall’anno dell’Unità d’Italia sino alla primi anni del 1900, votovano solo gli uomini di maggiore età che non provenivano dal ceto medio.

 Detto questo, dopo l’acclamazione del suffragio femminile proveniente dagli Usa, vi si unirono sempre dall’America, i cori e le rivendicazioni che ancora oggi sono considerati con il termine “diritti femminili”. Tali diritti furono poi sanciti da ciò che riuscì a far emergere energicamente il fenomeno. Ci fu la notizia della tragedia nella fabbrica Triangle a New York. Nella tragedia furono coinvolte 146 persone, di cui la maggior parte erano di sesso femminile, che andarono nei “Campi  Elisi”. L’episodio passò alla storia come se fosse la leggenda della Cotton.

 In America tra l’altro ci fu anche uno “Sciopero” fatto da migliaia di operaie che chiedevano la possibilità di un aumento salariale e anche e soprattutto una migliore condizione lavorativa.

 

 Un altro evento che fece scalpore nella moralità della società civile fu quando in Russia, durante il 1917, alcune donne in occasione dell’8 marzo, scesero in piazza per chiedere che fosse data la parola fine alla guerra, alla guerra del 15-18. Da quel giorno partì la “rivoluzione” passata alla storia come la “rivoluzione di febbraio”. Si tratta però di marzo e novembre del 1917 . Mentre è febbraio-ottobre per il calendario giuliano.

 Così grazie all’azione di queste donne fu resa nota e istituita la “Giornata Internazionale delle Donna”. In Italia fi ricordata per la prima volta durante l’8 marzo del 1946 e fu associata al simbolo della “mimosa”.

La mimosa divenne il simbolo della giornata anche grazie alla sua fioritura che avviene nei primi giorni di marzo che ha dato modo di unire l’uno e l’altro nella ricorrenza. Già la mimosa stessa è simbolo, nella sua natura, di ricorrenza.

È cambiato qualcosa?

 Credo che una giornata così riconducibile a simboli e ad elementi storici come quelli sopra indicati debba essere presa a specie per riflettere anche sull’evidente discriminazione sociale che vi era nel nostro tempo più remoto. Infatti, in quegli anni oltre a essere discriminata la “donna” che non era ritenuta idonea a ottenere lavori d’ufficio, ad avere incarichi istituzionali, ad avere un giusto ruolo nella società, c’era anche la discriminazione contro quegli uomini che erano macchine da lavoro nei campi e nelle campagne ma non potevano permettersi un’istruzione, una cultura diversa. Pochi andavano a scuola e pochi sapevano parlare, soprattutto nella nostra penisola. In Italia l’analfabetismo è stato sconfitto dopo la seconda guerra mondiale e con l’entrata di quella che è nota come “ La prima Repubblica”. Il tutto anche grazie a fenomeni come la nascente “R.T.I” nel 1956, che divenne ben presto tv di costume e di agglomerazione. Basta vedere qualche doc-film dell’epoca, come quelli dell’Istituto Luce, per capire che ogni regione e ogni paese e ogni luogo aveva un proprio idioma che non era la rigorosa lingua italiana.

 In tutto questo, nasce quello che è passato alla storia come la rivalsa delle donne che noi tutti oggi ci cingiamo a festeggiare. Quindi in tale contesto ci fu possiamo dire una vera e sacrosanta emancipazione che portò le donne ad essere più riconosciute nella società e avevano come oggi gli stessi diritti che hanno tutte le persone del mondo.

 Tuttavia l’emancipazione femminile oggi è data grazie a quelle cose che si rivedano e si rivestano nel materialismo. Infatti, si crede che vestirsi come si vuole e comprarsi tutto ciò che si desidera sia emancipazione e libertà. E sin qui tutto chiaro. Anche se quest’ultimi sono diritti di ogni essere umano.

Si pensa che l’8 Marzo sia una giornata dove gli uomini debbano regalare alle donne le famose “mimose”, e le donne, invece vanno nei fari fast-food per degustare le varie specialità culinarie di casa nostra e divertirsi con le amiche.

 Ma abbiamo visto che il giorno è una ricorrenza più rigorosa e doverosa. È  vero anche che ognuno conduce la propria vita per come meglio crede e nelle forme che ritiene più opportune. La vera libertà è questa. Bisogna però non rimanere inermi a tale fenomeno odierno e far riflettere per aumentare la possibilità della comprensione. Ricordandoci sempre che come disse il filosofo Gadamer, la parola è quel mezzo che interpretandola interroga l’uomo.

About the author

Alessandro Bagnato

Fondatore e responsabile area commerciale
Nato a Milano nel 1984, attualmente risiede nel cuore del Salento, a Giurdignano con la sua famiglia. Sposato, padre di un bimbo di quasi 4 anni.
Esperto in Comunicazione Digitale
Dott. In Filosofia e Scienze Umane
Ceo di BlogConnection Agency
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